cerca…forse vorrebbe e vuole… un suo giardino … ma fuori dalla via consueta e dal suo solido cammino… stanche ha le scarpe… lembi di sole percuotono le ciglia… e … nei laschi spazi del pensiero … s’infilano le sghembe solite parole… ed un segreto mai commesso trova rifugio in una gola orfana dell’urlo… e un torto immenso dentro al suo cuore immerso… ma stanco… per languidi delitti perpetrati all’odio dedicati e all’ozio… e dunque scende al suo smarrito trasalire … senza terrore ormai… gli angeli sfidando e le sirene… nella scia del fuoco che il diluvio mattutino ha spento… e dentro la memoria trova il buio… gocciole d’impervia tenerezza le sue stelle… inutili… e vanamente pretenziose… ridicoli tormenti d’anima derisa… e nulla… cinico balsamo e falso … è l’orizzonte frastagliato dalle cime.. ricordi stemperati dall’assurdo caso che si nega al fato … nessuna rotta da tracciare quando il fiume devi risalire… l’anima separata rifiuta la visione e il suo riflesso… sa… conosce… richiama identità negata e pure risaputa… e si distoglie per caduta e per raccoglimento di liquida amnesia ai bordi delle ripe … risale stancamente le cosce vellutate d’abbandono .. se non c’è vento supplisce la fatica … crudele è la corrente… se non amore rosso di sangue e di passione… appena fuori dalla melma primordiale…  intorpidisce il sopraggiunto sfinimento … per affidarsi a un qualsivoglia sonno di ragione… invoca la sua tenebra al colmo del piacere…