E in questa gabbia fatta d’acqua dolce, morta argilla e sabbia, fatta di titubante leggerezza e amara verità… prima di uno scritto nell’improbabile futuro … lì dove svanisce l’orizzonte… dove tra-monta la parola sfatta in nullità… suono di labile strumento… parola ripiegata che non dice … che dell’assenza ri-ferisce e contraddice la sua propria essenza… non dice… esplora forse… stancamente … l’ammutolito già riconosciuto multiplo senso di sacro paramento di un dismesso rito… e non dirà… stoltamente perseguendo… in un abbrivio d’impotenza… lo stupore impervio che conduce al bivio della trasparenza… frapponendo tra l’intimo timore della vulnerabile sapienza e l’oscura sua irraggiungibile coscienza… un piccolo sospiro rassegnato di superbia e vanità… e dunque si terrà… stringendoselo al petto per non subito morire… il suo far-dello sporco d’acqua e di fango imputridito… il suo silenzio irriso… ormai completamente spodestato dal pavido sguardo dell’amore… come dolore che rimbomba nella mente… come dono d’un regno di certezza illividita…è quell’altero sguardo che si posa là dove vanamente il sogno ricomincia…è a quel muto accanimento solenne d’abbandono … è alle notti senza più visioni e ai giorni senza più parola che torna la piccola grandezza intenerita…