da L’antitaliano su L’espresso del 30/3/2006

 

Giorgio Bocca

 

(A proposito delle sfuriate di B )(…) i commentatori politici si interrogano : lo danneggerà o gli gioverà , la gente penserà che è un prepotente, un bullo, un cumenda presuntuoso o che è invece vittima della faziosità della sinistra? Il fatto che ci si pongano domande di questo tipo è la conferma che la peste nera, il fascismo italico permanente o qualcosa che somiglia terribilmente al fascismo è tornato a rendere irrespirabile l’aria italiana . Chiedersi se il turpe, l’ignobile, l’anarcoide, l’illegale nuocciano o favoriscano il nostro, significa ammettere che l’opinione pubblica è ammalata, che del fascismo condivide la tendenza al peggio sociale, alla violenza, alla faziosità, all’illegalità. (…)Ma perché? Perché bisogna tacere sui suoi illeciti e sulle sue arroganze, perché ricordarle fa il suo gioco? Perché la pubblica opinione italica sta sempre dalla parte dell’uomo forte e un po’ ribaldo, perché sta dalla parte di chi picchia, di chi ruba, di chi fa i comodi suoi, dalla parte dei ladri contro le guardie … L’Italia berlusconiana non è il fascismo, nella storia non ci sono mai ripetizioni totali, ma come gli somiglia. Nelle sterminate platee di Forza Italia, nei raduni oceanici mussoliniani che celebrano il Cavaliere c’è un altro aspetto della sindrome autoritaria: l’adorazione per 1′homme fatal, cui tutto è lecito, tutto possibile, anche di far le corna nelle cerimonie europee, anche di raccontare barzellette da caserma, anche di farsi il lifting e di mettersi dei capelli finti (…) La pubblica opinione simil fascista ammira anziché detestare il Cavaliere nemico della libera stampa, il Cavaliere bulgaro che licenzia in tronco i Biagi, i Santoro, i Luttazzi. Per questa opinione fetente i giornalisti sono dei servitori, dei pennivendoli, come gli avvocati sono degli azzeccagarbugli: guai a chi prova a uscire dalle tradizioni servili, è un cialtrone.

 

 Da l’Unità del 25/03/2006

 

Antonio Padellaro (…)

 

Già, il popolo di Forza Italia: quasi 11milioni di cittadino che il 13 maggio del 2001 lo portarono a Palazzo Chigi (…) una parte cospicua del paese che è rimasta indefettibilmente berlusconiana (anzi di più) malgrado questi 5anni di e l’immagine non certo commendevole (…) Per la maggioranza di questi italiani Berlusconi è come lo descrive Ferrara. Un uomo immensamente ricco ma solo grazie alla sua intraprendenza e genialità. Simpatico. Generoso. Altruista. Familiare. Domestico. Bonario. Diffamato dai Moretti di turno perché il caimano mostruose non esiste, come non esiste il suo sistemi di consenso e di disciplina che avvolge gli altri animali nella rete della paura, del rispetto, della reverenza. Il capo amato un’azienda. Uno che ha contro tutti ma non rinuncia alla sua missione impossibile di salvare l’Italia dal comunismo, (…) Si preannuncia un lavoro lungo e profondo. Perché il caimano sopravvive finché dietro di sé ha un popolo.

 

 

 (mia nota)

 

E dunque? E dunque bye bye berlusconi? Senza un punto interrogativo o puntini di sospensione? Si raccomanda molta cautela… Se tra i nostri archetipi vantiamo don Abbondio e Pinocchio e (di più recente acquisizione …da parte degli antibuonisti …gli intelligenti cattivisti di maniera… insomma gli stronzi e i loro tristi insipidi epigoni…) l’infame Franti di Cuore qualcosa (di sinistro…) vorrà pur significare…

 

 

E dunque toccarsi … incrociare le dita…incrociare qualcosa… perché,se una medaglia d’oro non si può negare a chi mostra come muore un italiano, come pensa e vive e sopravvive un medio italiano lo sappiamo (purtroppo…) fin troppo bene, da sempre, (quasi…) tutti noi…