Anni fa, molti anni fa, in un’ennesima occasione di quel che io mi ostino ad imputare ad una, più o meno salutare, connessione dell’anima (si fa per dire) al soma ( variamente inteso, e come carico e come corpo e come ogni altra significazione gli/le si voglia dare…), insomma in uno di quei momenti in cui, constatata la difficoltà del comunque decidere, un qualche malanno, più o meno consciamente si impone. Sia questa una forma di intrinseca viltà o un modello esasperato di rispetto, non è dato sapere; ciascuno la pensi come vuole. Contratture muscolari, irrigidimenti, forme di blocco, colpi di strega e finalmente un letto su cui distendersi e darsi all’assoluta passività, dove tutto sia deliziosamente servito, dal cibo al sesso alla soddisfazione di ogni altro spicciolo bisogno. Non fare nulla se non fumare, leggere, distrattamente pensare o, al limite, guardare la piccola porzione di cielo che il lucernario lascia intravedere. Un peri-patetico, immobile e stanziale, vagabondaggio della mente. Accidia, ignavia, totale oblomovismo, fuga dal mondo, volontaria prigione, completa deresponsabilizzazione, ritorno ad uno stadio prenatale, egocentrismo e tutto quello se ne può dire. Vabbè.

Insomma, in uno di quei momenti mi fu prescritto come antidolorifico e antinfiammatorio una dei tanti anonimi fans adatti alla bisogna. Aulin si chiamava. Un farmaco evidentemente poco compatibile col mio delicato apparato digerente: in breve tempo mi provocò insopportabili spasmi allo stomaco accompagnati da una esagerata attività delle ghiandole salivari e conseguente vomito. Era l’Aulin, ma poteva essere uno degli altri farmaci corrispondenti: Naproxin, Feldene, Voltaren, Fastum, Dicloreum, ecc. Tutti ugualmente – ripeto – allora accomunati da indistinta anomia. E allora? E allora niente. Fatto sta che qualche anno dopo, non so come e perché, L’Aulin divenne una stella. Cominciai a sentirne parlare da qualche amico, da una qualche ragazza all’uscita dalla palestra che si tratteneva con una amica, in un bar nell’attesa di un caffé da parte di un anonimo avventore, al centro sportivo tra le mamme degli alunni ivi radunati per i giochi della gioventù, nel classico scompartimento di un treno che da Ferrara mi portava verso Bologna e così via. Cosa mai era successo? A cosa era dovuta questa esplosione di notorietà di una robaccia qualsiasi senza arte né parte, sicuramente non diversa dalle altre di pari grado e pari efficacia e pari nocività? Io sono più portato a – banalmente – credere più ai complotti che ai miracoli. O meglio, in quel caso, ad una raffinatissima campagna pubblicitaria genialmente organizzata, che si affidava più ad una scientifica pervasività del passaparola che non ai modi tradizionali di promozione di un prodotto. Non lo so se questo è stato e, se è stato, come e chi ne abbia il merito o la colpa. Sono comunque propenso a credere che un tale fenomeno non abbia avuto origine dal caso( a cui credo ma non credo ma credo ma non credo…)

 

Sì, vabbè, e allora? E allora Prodi. Prodi? Sì, allora Prodi, quello con la faccia facciosa, quella persona normale (di una normalità fuori luogo e fuori tempo in un tempo e in un luogo anormali)che chissà come e perché, ci siamo ritrovati in occasioni diverse alla guida di un paese di matti. Un uomo politico che tale non è. Un leader totalmente privo di quelle essenziali proprietà che identificano un leader: carisma, fascino, comunicatività, ascendenza, autorità. Nulla. Un uomo con le sue ambizioni tutte umane di realizzazione di sé coniugate alla strampalata(?)etica di un pacato fare senza clamori, di uncalmo aggiustare senza fracassi, di un lento avanzare a piccoli passi. Poteva ambire ad un qualche riconoscimento (ché riconoscenza è troppo dire…) in uno sterile isterico paese conformato ai modelli instillati nel corpo (soma?) da quelli che il papa B16 (benvenuto!!!) condannacome ossessivi e volgari e distruttivi media, invocando vanamente una infoetica ecc ecc.

 

Ma no che non poteva ambire. Miei personali (sic!) sondaggi (re-sic!) me lo confermavano da quel dì. Oddio, io dispongo di un poco credibile campione, gentucola poco rappresentativa delle medie nazionali: operai metalmeccanici, cuochi, titolari di piccole imprese, un assessore al comune di Ferrara, due professori di medie superiori (artistica e francese) un calzolaio, titolari di bar, addette alle pulizie, tre infermiere, due medici, un ballerino, un titolare di una piccola agenzia di pubblicità, un idraulico, elettricisti, elettrotecnici, disegnatori, una titolare di un negozio di articoli da regalo, una di articoli e cibo per animali, qualche commessa dell’Ipercoop, una del Bennet, una testimone di geova, diversi pensionati (anche giovani), un grafico, due segretarie, un manutentore di campo da golf, tecnici di avionica, un (finto) architetto, qualche extracomunitario, qualche ubriacone, qualche politicuccio locale, un camionista, il presidente di una bocciofila, due sindacalisti e via così.

Bene, da subito, appena insediatosi al governo(e anche prima), Prodi ne usciva letteralmente a pezzi. Un capo senza nessuna virtù e nessuna capacità di direzione. Una figura sfocata, una rappresentazione sbiadita, una immagine appannata. Un uomo senza qualità. Troppo normale, troppo banalmente raffigurante la comune ed ordinaria medietà. Giudizi a prescindere, basati più sulle epidermiche sensazioni desunte da quei modelli di cui sopra, che dall’effettività delle cose che si andavano via via facendo. Topoi, luoghi comuni, battutacce di comici spaventati guerrieri d’avanspettacolo bagaglinesco e strisciante – più grezzo che Greggio – e giù di lì, stereotipate vulgate di opinionisti terzisti cerchiobottisti malpancisti, raffinatissime (b)analisi di spericolati editorialisti elzeviristi corsivisti tutte proiettate a cercar peli nell’uovo (se laici, nell’ovulo se cattolici impegnati) , ditini alzati ora da un cardinale ora da un grillista ora da un bellicoso oltranzista pacifista, chiacchiere da osteria e da bar sport tutte direzionate secondo la parola d’ordine frusta e vetusta: – Ah le tasse! -

Un tiro al piccione, una sistematica demolizione, una generale derisione, una masochistica irrisione.

Sì che lo sappiamo che ben più di una qualche ragione la dava a tutto questo, quella strana coalizione che ossimoricamente si era data nome Unione. Eh beh!

Che poi il capo dell’opposizione sia identificabile col proprietario di un monopolio di svariati ed avariati media la cui influenza la lasciamo decifrare al papa, bah! questo, chissà quanto c’entrerà? Che sia tutto un gran furbo disegno oppure casuale conseguenza di realtà, certo non è dato di sapere a noi che nulla siamo ed ancor meno lo sappiamo.

Che sia la storia dell’Aulin (se mai all’Aulin un frammento di paradigmatica storia è indirizzata) oppure no, conta poco in fondo.

Quello che conta sono gli stessi deleteri effetti che ne stanno già sortendo: grandi bruciori di stomaco (e – in quanto d’indistinta sinistra e masochista – di culo), la stessa nauseante sensazione di avere la bocca piena d’acqua o di saliva, lo stesso vomito.