Monologo di un dente per_dente

(andante con oD_io)

Distratto ritratto di un mondo rifatto. Secondo la norma. Secondo il soggetto oggetto di rifrazione. Il dio junghiano celato tra i segni e i disegni e i ghirigori e svolazzi e intrecci del tempo. Secondo linguaggi già dati, assorbiti, compresi tra virgolette, parentesi, incisi ed altre uguali e contrarie divagazioni e (pausa) digressioni e chi più ne ha…

Il dio junghiano beffardo di sua oscura volontà. A che si faccia realtà l’ordito pensato e tramato in eccelso rigore. Secondo parola. Secondo il già frequentato e pur trito luogo comune. L’archetipo. La rete di relazioni tra il dis_pensato pensiero e (pausa – concausa – ) l’assimilato sedimentato concetto, in capogiri, più infami che no, deposto nel fondo d’una diffusa cultura (superstizione compresa) del luogo e del tempo disposti a quello che quel luogo e quel tempo concedono. (C)Attivo e passivo di sofferta offerta passione. Trascendenza e magniloquenza. Distribuzione e attribuzione d’accenti. Tra diversioni e divertimenti. Se l’ultimo il primo sarà. Secondo Pascal. Che non è e non FU_mai ( La co-scienza di Zeno) Mattia. Secondo primarie volontarie scommesse. Ancora più giù per li rami. Approdando a un (in)sano radical-pragmatismo declinato in gramsciano ottimismo.

Ci si genuflette. Anche offrendo le terga. Il potere magnifico, munifico dispensatore di ottimi lubrificanti ( vaselina compresa) che, in quanto perplessi il mondo a osservare, le meccaniche pure e quantistiche pure contemplano. Il principio d’indeterminazione. Lo stato e la posizione. Funzione di particella o di onda. Tsunami. E noi solidali. Cascate e cadute. Lo stato di quiete e di moto dei corpi. La narcolessia. L’epilessia. La dislessia. L’anamnesi e l’amnesia. La sincronia.

Babele

Dio junghiano. Personali precipizi. Dall’incidente rivelatore( realtà: 1/2/2003: Shuttle) al necessario accidente (letteratura: Nabokov: Lolita: morte della madre di Lolita) fino ad una terapeutica indefinita Serendipity. Contrazione di spazio/tempo assecondante l’abbandono delle/alle stelle. Macchi(n)a desiderante. Accadimenti aderenti ai conseguenti spostamenti di linguistici elementi. Gli Infiniti Universi Paralleli. L’impero delle possibilità. Il regno della necessità. La regione della probabilità. La provincia della imperturbabilità. Il paese della inattendibilità. La casa dell’indicibilità.

Del borgo o della tribalità. Sciamani. Riti. Totem. Esorcismi.

Dio junghiano? Certezza d’una inattendibile coscienza contro l’oggettiva verità. Relativismi assoluti asserviti a definite, ma provvisorie, ma determinate, ma stabilite ma transitorie idee. Coscienza volatile. Incoerente per de_finizione. Non unicum. Non continuum. Inaffidabile strumento di conoscenza. "Quanto" condiviso? "Quale" no? Siamo Uomini Senza Qualità. I sensi contraddicono il senso. Il triangolo e le leggi che lo concernono sono coerenti (ovviamente) costruzioni di nostre povere menti. E finalmente la matematica si dilegua e discioglie in opinione.

Troppi stimoli, prima. Troppe benzodiazepine, poi. Troppi avverbi.

Anche se: – Dio? Non ho avuto il piacere… – Inutili le (rap)presentazioni. – Comunque, è stato un piacere (se cattolici, anche una libidine)-

Anche se: oh cazzo!

Chi sa?

In cerca d’effetto. Magari d’affetto. Soffiando sulle parole ormai spente da invadente, un po’ turpe, abitudine. Credendosi, senza sentirsi, un dio racchiuso nella rabbiosa bestemmia d’un senzadio. Manca il termine. Disperazione è speranza dilaniata, non sua assenza banale. Manca l’inizio. Una forma di afasia sopraggiunse a compimento d’una presunta saggezza direttamente emanata da una sublime forma d’idiozia. Strisciando d’esterno a rientrare in una malferma agghindata realtà.

Ma?

Il dato conviene sul tempo. Si poteva junghianamente citare la Morte? Di Un Operaio? Negli stabilimenti ( determinazioni o prescrizioni oppure edifici deputati a produzioni) di tal Marcegaglia, Presidente di Confindustria alla vigilia delle sue primarie Dichiarazioni Di Intenti?

Oppure constatare di un maggio e di un giugno molto molto piovosi all’indomani dell’in-sedia-mento (!) di un ladro governo?

Bah…

Ma?

In fondo son solo banalità. Pogrom, razzismi, raid squadristi, un cretino col "Che" tatuato sull’avambraccio che, vantandosene, mena le mani secondo i canoni noti, gli accomodamenti già visti di disincantati intellettual-riformisti-realisti che della nuova realtà se ne fanno una: più ragione che torto. Interpreti della compromissoria arte da fuga da triviale conformismo d’elite si ritrovano a bi-vaccare spensierati e felici in un becero conformismo di massa. Consapevoli maître à penser, artisti arrivati e arrivisti del neo-leccaculismo d’antan, ignari d’aver assorbito ed assunto nel tempo il linguaggio del tempo. Talché, le varie irrisioni ai cosiddetti sopraggiunti buonismi e tutto il restante tronfio ciarpame di stretta osservanza "politically incorrect", la fine delle mitologie risorgimental-resistenziali, i doverosi revisionismi, le urgenze neo-identitarie, le nuove impellenze territoriali, le antiche radici, la tradizione, la storia, la lingua, i dialetti, i buoni cibi ed i vini, la terra madre dei padri, un nuovo sincretico spiritual-edonismo pencolante tra il nulla dell’apparenza e il tutto dell’apparire e tutto il retorico armamentario ( valori, identità, famiglia, autorità, ordine, responsabilità, federalismo, stronzismo )dell’ottimo re_azionario instillato nello pneumatico vuoto di sterminata massa e perduta e trovata in processioni e teorie e fobie ed ansie ed angosce di pura marca mediatica, alla lunga i suoi effetti li dà. Non che si sia mai pensato al diabolico piano ordito dal furbo turbo-capitalismo. Macchè. Son logiche conseguenze di pedanti adempienze a sistematiche ideologizzate aderenze. Pavloviani riflessi a elementari stimoli alimentari concessi. Concerti ancestrali per clarinetti e fagotti e dardi tribali. Nei cuori di menti arcaiche remote e fin qui primordiali. Erotico sguardo, agire eccitato, espressione incantata d’adolescente di fronte a nuda scoperta. Un giro di giostra. Una masturbazione. Tecnica di meraviglia o meraviglia di Tecnica. Il Dio che muore che fatalmente risorge prendendo altro nome e altra forma. A che Tutto si compia mirabilmente da Sé. È un eterno già visto ritorno. Tra cicli bicicli tricicli e ricicli. Tutto ben dimostrabile secondo vieti schemini e antropologiche, un po’ cartesiane, tabelle. Tutto ben rispondente a basilari principi d’etologia. Tutto secondo natura e riferita e consumata cultura: dove sta un vuoto si riempie compiutamente.

E?

E dunque ci sta che sorpresi a sfamarsi all’impiedi per calli e campielli ci si renda passibili di contravvenzione. Per editto di un filosofo metafisico sindaco già operaista un po’ comunista. Dicerie d’untori sussurrano d’uno svuotato cervello mediante suzione d’uccello da parte della editrice con-sorte di un capo. E vabbè…

E dunque ci sta che sorpresi a sedersi sul nudo selciato di Piazza Verdi a Bologna la Dotta ci si renda passibili di contravvenzione. Per editto di un sindaco già comunista e sindacalista. Dicerie d’untori sussurrano che la carriera di un capo consista nel darsi una allure foriera di copule extravaganti selezionate nel branco di giovinette giumente. E vabbè…

E dunque ci sta l’assillante richiamo di madre chiesa a temi eticamente sensibili, ivi compresa, ovviamente, una naturale famiglia. Dicerie d’untori sussurrano di corsi e ricorsi ad antichissime popolarissime tesi secondo le quali al grido di "dagli a quel frocio! allo zingaro e comunque al diverso o comunque straniero o comunque estraneo a nostri sacri ed ossuti usi e costumi, si ricompatti la schiera dei fedeli smarriti.

E dunque ci sta che con l’utilizzo di de-terminate parole – anche a cazzo trovate – alla lunga una qual forma di rischiarante oscurato linguaggio ne venga a sortire, e da questo ne venga il nuovo corso del tempo e del luogo… ecc… ecc…

Ah! Dimenticavo: Dino Risi era un Venerato e Stronzo Maestro (per i Soliti Stronzi).