1)La scena che si presenta:

Il gallo,il capobranco, il leader stantuffa a dovere (sic!) la malcapitata/privilegiata gallinella/ pecorella/ giumenta/ ecc. diturno. Dietro, una selva di metaforiche mani che all’unisono spingono sui suoi regali glutei intonando un corale: Dai, Silvio ! Sei tutti noi!

 

2)La scena che si presenta ( variante= homo tecnologicus) :

Il capobrancodisteso e passivo, si fa oralmente stantuffare dalla malcapitata/privilegiata di turno sulla nuca della quale una selva di metaforiche mani che all’unisono spingono intonando un corale: Dai, Bella! Sei tutti noi!

 

Perché, più delle puntuali raffinatissime analisi sui meccanismi del Potere, sulle derive leaderistiche/populistichedelle moderne democrazie,più delle sofisticate teorie riguardanti la psicologia di massa e i rapporti che, dalle personalissime frustrazioni individualiche si evolvono, naturaliter, in tendenzesocialmente rilevabili , ne scaturiscono fino a farsi senso condiviso ecomune, più che di tutto questo, bastano ed avanzano (rimangono/procedono)le tanto demonizzateintercettazionior ora pubblicate da “l’espresso” riguardanti i personali affari del Capo. Volgare voyeurismo? Sarà… O non (anche) un condensato flash, take-away , di quel “Massa e Potere” che Elias Canettiimpiegò una intera vitaa elaborare?

Perché, è vero che se, in una certa misura, il primordiale sentimento che sta alla base di ogni antagonismo si può identificare con l’invidia (che non è quella cosetta banale di cui cianciano i semplificatorifrettolosi e le donnette al lavatoio: è nobile lotta per la vita; è il primitivo istinto del secondo a scalzare il primo per conquistarsi il diritto/dovere alla copula; è il fondamentale obbligo/bisogno di dare una discendenza ai propri geni; l’invidia – che prima di definirsi un sentimento rappresenta l’evidenza di uno status – sta alla base di ogni sana forma di evoluzione) , è altrettanto vero che il sottoprodotto evolutivo dell’invidia è l’accomodamento ( sedicente scaltro e furbo: perché bisogna pur giustificarsi, elaborare il lutto della sconfitta, continuare a vivere, darsi una seconda chance) servile al vincente Potere e Dominante. Il maschio soccombente della scimmia offre le terga. Il maschio soccombente del lupo offre, in segno di resa,la gola al vincitore.

 

«La folla è femmina » sembra che pronunciasse, facendo il gesto di sollevarsi – polsi sulla cintura – i calzoni, il tristo allegro Cavaliere di un ventennio da (non) dimenticare, allorché rientrava dal suo falloso e fallico balcone, pago degli osanna di una supina massa.Si dice che quotidianamenteun numero imprecisato di vogliose deferenti sottomesse femmine, debitamente selezionate da un qualche ciambellano, lo attendessero in anticamera per essere montate. Così, brutalmente – e, ne deduciamo, libidinosamente – su una poltrona o contro un parapetto di una scala.Una pratica che il suddetto sbrigativamente esercitava seduta stante senza nemmeno togliersi i calzoni.Se ne ricava che una moltitudine di ufficiosi discendenti ne siano sortiti. Progenie – ad un sommariodisincantato sguardo sui volti attuali del Potere – tuttora viva e attiva e… ( illazione!) lotta insieme a noi.

 

Dunque tutto già visto e già sentito? Certo che sì. Quello che non torna è la presunta consapevolezza che una avvertita modernità, supportata da una diffusa democrazia matura, che trae sostegno e forza dai nuovi media (intrinsecamente portatori di una libertà orizzontale… orizzontale = di_missionaria dis_posizione? Bah. )dovrebbe possedere ed evidentemente non possiede. Quello che, in parte – solo in parte – a me, personalmente, un poco – solo un poco – mi sconvolge non è tanto la conformistica adesione di una certa intellighenzia (si sa…) aquello che è talmente antico da essere una (triste) novità, ma è la tranquilla noncuranza di certi conoscenti miei.Anche gente che, privatamente, un certo successo, diversamente da me, l’ha acquisito, gente normale, mediamente colta ed informata.

 

- Ma come – obbietto – ma non ti rendi conto che conla tua svagata e superiore indifferenza riproduci un mondo e lo riconduci pari pari ad una sua atavica animalità? Che qualche millennio di sbandierata civiltà in unpuro/impuro gioco linguistico amaramente si risolve per chi,più tronfio che fiero, vantava la sua raggiunta consapevolezza d’essere, distinta dal restante mondo, macchina pensante?Che cazzo di pensiero èmai Unletteralmente - Pensiero Del Cazzo? Dici che l’una cosa vale l’altra e che invertito l’ordine dei fattori il prodotto non cambia? Che la Forma di/del Poteretende a ripetersi e a perpetuarsi comunque in quella e solo in quella Forma? Che, tanto, quelli di prima erano, sotto altra forma, la medesima sostanza? Dico che è solo in parte è vero.Dico che, sedalle primordialipulsioni difficile, forse impossibile, prescindere, tuttaviaesiste una faticosa, lenta, imperfetta, inadeguata Forma di Democrazia che, semplicemente, si dà secondo criteri di una minima decenza. Ipocrita? Subdola? Sottilmente più pervasiva di questo triste – e pur chiaro – andazzo? Forse. Chi sa? Ma è pur sempre una Democrazia per quanto subdola e ipocrita che si è sedimentata facendo tesoro dei suoi inevitabili eccessi e dei suoi inevitabili errori. È una democrazia dimessa, sommessa, umile, modesta, per niente clamorosa, forse noiosa, forse priva del necessario carisma e degli strumenti che un moderno approccio alle nuove forme di comunicazione esige? Dico sì. O almeno di riduzione del danno (dell’indecenza) trattasi. Dici che questo è il ritratto di un finalmente accantonato Romano Prodi?Credo di sì. Credo che sia così. Credo che in certi momenti, alla luce di un tenebroso passato/avvenire che avanza,la cosa più rivoluzionaria sia affidarsi alla incerta (in)capacità di un grigio e anonimo e normalissimo facilitatore. Non sarà il massimo, ma, almeno a me, concilia (concilierebbe) il sonno, il mio almeno (lo libera, lo libererebbe, lo liberava dai peggiori incubi). Sono ordinariamente banale?Fai un po’ tu. È che mi ripugna: sono un perverso moralista: in quelle scene di cui sopra,sarei anche capace di comportarmi uguale, chi lo sa,ma che ridotte alla loro essenza metaforica, no! proprio no! solo, mi inducono allo schifo. Non ce la voglio la mia mano su quelle lorde chiappe o su quella nuca sottomessa. Non ce la voglio la mia voce ad incitare a quelle oscenità. Parlo per me, sia chiaro. Tu intanto… se ti va… fai pure -