Taglio. Tagli. In_t_agli. Prezzemolo ed aborto. Se mai vi fu piacere fu già fuggito. Connessioni. Concessioni. Confessioni. Un certo qual sospetto di una qualche reticenza (ma è tutto noto).

Insomma, detrazioni. Topos e derattizzazioni. Albergano strani, e pur banali, tipi, qui.

Così s’era cominciato con(tro) voglia una mattina:

Giovane amico (si fa per dire) mio bello e dannato e stronzo, non ne devi portar gran colpa né gran vanto per quello che piano piano ti ritrovi ad esser diventato. Uno, per altri, più o meno buoni, versi, un po’ stronzo poeta, profeta menagramo, tal PPP ne aveva già parlato della antropologica mutazione in divenendo. Colpa della Tv, andava blaterando. Del consumismo (pensa), del venir meno dell’ingenua ignoranza di un contado (pensa) addirittura puro. Dell’abbandono dei riferimenti ad una cattolica (pensa) cristianità. Morto (più o meno metaforicamente) bastonato (più o meno metaforicamente) al limitar di una (più o meno metaforicamente) sua vagheggiata periferia. Cosa direbbe ora? Di questo paese, finalmente trapassato il guado della modernità? Abbandonata l’ipocrita cristiana buona volontà? Approdato ai canoni della corrente ci-viltà?
(…tà…tà…tà… taglio e tartaglio)

Dici, amico mio, che il popolo, la sua anima profonda, in ogni tempo e luogo, non solo è fondamentalmente buono ma anche fondamentalmente stronzo che più stronzo non si può? Incline per sua intrinseca natura a sposare qualsivoglia causa debitamente supportata da una allure carismatica, da una appropriata campagna promozionale, dal senso comune prevalente in quel dato momento, da quello che i media, più o meno subliminalmente, inducono a provare; si va dalle tenerezze verso un cucciolo di ornitorinco abbandonato all’odio più sfrenato verso il diverso emarginato. Insomma, e cuore e stomaco e fegato e visceri tutti; e orifizi in genere anche. Concedo. Ammetto. Convengo. Ma, al contempo, insisto: la mutazione antropo_logica sta nei fatti. Non arriverò a dire che vi sia una diabolica mente a disegnarne e forme e tempi e modi. Sta nelle cose: disposizione degli astri; esito della complessità sociologica per cui un accento spostato in un blog della California può provocare una insurrezione in Tibet o un rigurgito di integralismo in Vaticano; difficoltà della psicologia di massa ad affrontare un mondo interconnesso per cui ci si trova emotivamente coinvolti dal povero orso in balia dei flutti nell’Artico e si gode del cancro del vicino che si ostinava a parcheggiare la sua macchina fetente sotto la nostra finestra (toh!); irrisolte questioni geopolitiche fomentate da fondamentalismi religiosi, ideologici, identitari; conflitti derivanti dalla necessità di approvvigionamenti energetici; nuovi e vecchi imperialismi; nuove vecchissime pretese di dominio (nazioni, religioni, regioni, classi, individui, pensiero tout court); quelle che un tempo si chiamavano truffe ed ora "sofisticati prodotti di finanza creativa" e via dicendo…
(t…aglio)

La mutazione antropologica, dunque, è mera parte del banale corso del tempo, degli inevitabili mutamenti che ne conseguono? E le direzioni di questi mutamenti dipendono dagli effetti dell’insieme degli eventi che determinano la realtà e dalla quale sono determinati? E in tutto questo c’è una pur remota possibilità che la politica, intesa come l’insieme delle volontà dei singoli abbia ancora una qualche voce in capitolo? E se così non fosse avrebbe ancora senso, non dico "fare", non dico esprimere il proprio voto o manifestare la propria opinione, ma semplicemente avercela un’opinione? Uhm… messe così, le cose diventano ( come pare stiano diventando) puri (impuri) oggetti di chiacchiericcio e nulla più, specie se ci si preclude, per "sacrosanto ed indiscutibile principio", il ricorso ai modi spicci: non è che non si debba o non si voglia: è che non si può: rapporti di forza, convenienze, convenzioni, connivenze. Stabilito che il limite della enorme forza delle masse consiste e si rivela nella loro intrinseca e manipolabile stupidità, altro non resta cercare il pur patetico – e certo vano – spostamento d’accento…
(tagl…io)

 

 

 

 

Ah, amico mio, ti spiegavo anche il senso delle immagini ma…

(Taglio…)

Ché, come dice quello… « anche se questa sera – ma era una mattina (NdB)- un senso non ce l’ha »