Allo specchio, la mattina, evito guardarmi negli occhi. È un senso di pudore: so troppe cose di me per reggere a quello sguardo che non conosce la pietà. E quand’anche ne vedessi, in quella "pura" immagine di quel che sono (ma non "è"), anche solo un accenno di quella comprensione che pure mi sono addestrato a provare, non (…)

 

 

Il sonno dell’asimmetria genera mostri. Mostriciattoli, mal che vada. Interpretabili secondo quel che ne consente la visione. Se mai di visione si tratti. Se mai non sia, quel breve(?) particolare, l’ordinario angoscioso/angosciato/angosciante frutto di un personalissima angolazione prospettica; se mai non sia, il tutto, il solito elaborante/elaborato lutto dell’artificio del segno. Arsa arte in dis_parte e incenerita. Debitamente livorosa. Solitarietà agra più che solidale solitudine. Piccole mostritudini refrattarie ai fuochi fatui di un miserevole con_senso. Speculando sulla specifica specularità. Se mai prevalgano gli irrilevanti particolari. Di quello che si ritiene ma non si (ri)lascia mai nel contenuto. Mente frammentaria sparsa in un interminabile lamento. E il contrario se si vuole. Se si legge. Se si è abbastanza masochisti per farlo. Per continuare a farlo. Nonostante tutto. Nonostante i precedenti indecenti antecedenti. Quel po’ di veleno che sta nelle parole. Dette e non dette. Comunque e sempre contraddette. Schizzi di testamento alle pareti dovuti ai colpi ed alle sensazionali (sic!) colpe . Lasciti di possedimenti (forse di p_ossessioni). Non siamo che quello che assorbiamo. Serbiamo loculi di follia negli agi di una assestata  razionale simmetria. D’oro non avemmo (non avevamo/non avremmo) che l’età. Sentire il movimento? Sentire l’impressione della massima intenzione mondata dalla troppo umana accidiosa in-volontaria-età? A scendere per gradi a quello che si è: fondamentalmente(mah…) si è quel che si diventa e si diventa  quello-che-si-è-ma-non-si-volle-né-si-vorrebbe-mai ). Serve? Servirebbe? Visto che l’esproprio della inservibile (e molto serva) "parola" da sempre è l’impercettibile continuum della qualsivoglia forma del potere (Potere? Bah!?!)?

L’uso insistito ed insistente d’una innaturale simmetria genera mostri. Se mai di natura trattasi. Se mai la natura una qualche forma di libertà possa contemplare. Cristalli? Equilibri di opposte forze e contrastanti? Mera risultanza delle aspettative della mente piegata alla sua propria intima ed effimera logica tutta fondata su quella effimera ed ingannatrice logica? Serve una spiegazione? No, non serve. Non serve in quanto totalmente inutile. Mi piego (m’impiego, mi spezzo, mi disprezzo? Bah?)  ma non mi spiego? Faccia lei. Fai tu. Fate voi. Faccio io che ci sogno.

Comunque sia, ogni tentativo diventa un divertito divertente spiegamento di un ego al vento. Filosofo o profeta, cretino oppur poeta, oppur bambino o totale scemo sempre uguale. Un gioco disperato allineando parole in riga in fila od in colonna. Dando loro il senso che si vuole (principalmente, quello che ci duole) che tanto… tanto l’oggetto è il chiuso suo mistero.

La simmetria induce ad un’illusione di uguaglianza e tale, ovviamente, non è mai. Corrispondenze, semmai, di uguali e pur contrarie e opposte cose o oggetti o corpi o essenze o realtà(…)    

 

 

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Il Processo (incipit)

  

Qualcuno doveva aver diffamato Josef K., perché, senza che avesse fatto nulla di male, una mattina venne arrestato. La cuoca della signora Grubach, la sua padrona di casa, che ogni giorno verso le otto gli portava la colazione, quella volta non venne. Ciò non era mai accaduto. K. aspettò ancora un po’, guardò dl suo cuscino la vecchia signora che abitava di fronte e che lo osservava con una curiosità del tutto insolita in lei, poi però, meravigliato e affamato a un tempo, suonò. Subito qualcuno bussò e entrò un uomo, che egli non aveva mai visto prima in quella casa.

 

Non dolo. Ma colpa?

 

Qualcuno, doveva aver diffamato Josef K., perché, senza che avesse cosapevolezza di aver fatto nulla di male, una mattina venne arrestato. La cuoca della signora Grubach, la sua padrona di casa, che ogni giorno verso le otto gli portava la colazione, quella volta non venne. Ciò non era mai accaduto. K. aspettò ancora un po’, guardò dl suo cuscino la vecchia signora che abitava di fronte e che lo osservava con una curiosità del tutto insolita in lei, poi però, meravigliato e affamato a un tempo, suonò. Subito qualcuno bussò e entrò un uomo, che egli non aveva mai visto prima in quella casa.

 

 

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Anche no

 

(…)per quanto vomitevole io trovi quella furba ipocrita formuletta di (eminentemente) cattolica derivazione che si raccomanda di seguire i dettami della dottrina e non certo i comportamenti dei suoi (della dottrina) propalatori: « Fai quello che dico, non fare quel che faccio » buona per salvarsi comunque il culo, buona per sopravvivere al di là di una personale elaborata intima coerenza… alibi di ogni conformismo… adeguamento acritico e irresponsabile a quello che lo "spirito del tempo" offre all’incanto(…)

   

(…)scioccamente ho risposto che se mai esiste ancora una infima possibilità di uscire da questo immenso letamaio che TUTTI abbiamo contribuito ad erigere, se mai esiste questa possibilità, consiste in una ritrovata pedagogica ipocrisia. Per dirla tutta: preferisco un tartufesco prete pedofilo che tra uno stupro e un altro inframmette i suoi sermoni, tutti rivolti all’evangelico messaggio ( non escluso quello della macina da mulino appesa a chi dà scandalo anche a uno solo di questi piccoli… ) a questa tronfia ed arrogante impunita indecente pre_potenza che proprio nella sfacciata esibizione della propria arrogante impunita indecente prepotenza cerca (e trova) piena legittimazione(…)

 

(…)È l’assoluta mistificazione a cui è impossibile sottrarsi, dove anche l’invettiva ribellista diventa funzionale all’andazzo.

 

 

Invisibili

 

Capita. Succede. Quando ci si abbandona (a corpo morto) ad un’anima (vuota essenza di tangibile assenza di infinito)che sopravvive per gran-simpatica e/o apatica spinta d’inerzia. Quando il pensiero lasso si affida agli isolati sensi della percezione (salvo conguaglio) di chi non sa, non può e forse non vuole essere partecipe dello stanco rito della necessaria  presenza/assenza. L’immagine risponde/non risponde alla vuota formula corrisposta. Pre-tende al/il vuoto. Concede una premessa d’inutilità. Impotente e sterile quanto (quando?) basta a sovvertire un ordine (stabilito od impartito). Il suono riconosce la sequenza. Ne sortirebbe un ritmo se solo si distinguesse la cronologia degli eventi. Affidando a ciascuno una casuale  priorità. Forse una Danza. Più Macabra che disperata. Un "Carpe Diem" modulato in frequenze oblomoviane. "Del doman non v’è certezza". Oh beh…

 

Invisibile che sei, quando ti affidi all’apparente. Quando percorri la tua via indifferente e incroci per la strada il segno/sogno della tua propria cecità.

 

 

 

 

Visibilità.

 

Volgare quanto (quando?) basta. Basti. Some. Somme. Prodotti mediatici. Per intrinseca tendenza dell’Ego al narcisismo. L’url_o seriale che vagheggia e non raggiunge il cielo. L’ossessiva osservazione propria del voyeur a ricreare il modo del mondo. L’assoluto dominio? Evitare il ridicolo, please… Disfunzioni ormonali, squilibri psicologici, retroterra culturali miserrimi, traumi infantili, turbe da vizi solitari (masturbazione esclusa), cicli solari e altro ancora.

 

 

Di_Visioni

 

Defilarsi profilandosi. Farsi da parte. Trafitti. Da parte a parte. Senza arte né parte. A parte. In commedia. Farsa e tragedia. Come si conviene. Anche se non conviene. Per semplice (?) disillusione. Per somma di stancanti proiezioni. Qui o là poco importa. È l’insieme che non sta. Non aderisce, non collima, non coincide. Se pure per altri versi tutto torni. Ad una sua oscura origine. Ad una sua sfibrata ragione. Ad un suo indiscusso senso. Scosso. Libero finalmente. Nessuna conduzione. Qualche condizione sì. Girando intorno. Senza fermarsi mai. Direbbe Totò che è la somma che fa il totale. Beh sì. Si ripropone una specie di simmetria. Uno stato (Stato) di natura. Infame quanto basta. I buoni (e un po’ coglioni) muoiono (io sono buono e molto coglione). Gli ottimi resistono. I migliori prevalgono sovrapponendosi al peggio. Il peggio concretizza il suo fine. Relativamente, certo. Ad un luogo, a un tempo, a particolari sensibilità, credenze, convinzioni, idee, storie, condizioni, presupposti. Ad uno stato (Stato, appunto). Solo una appropriata elaborazione permette alla pornografia di raggiungere un qual certo grado di erotismo. Secondo individuali disposizioni. Solo un’appropriata e conformata elaborazione permette alla storiografia di raggiungere un certo qual grado di razionalità. A posteriori certo, nell’un caso se gusta e nell’altro se con_viene. Secondo personali – innate od acquisite – perversioni. Secondo natura, appunto. Ciascuno la sua propria. Visioni prospettiche. Angoli di ripresa. Contratture temporali. Sequenze cromosomiche. Condizioni psicologiche, climatiche, economiche, politiche. Fino a che il tutto (una forma di lutto) tutto definisce. Fino a che le parole supporteranno ( e sopporteranno) la loro propria intima inadeguatezza.

Direbbe Totò che ogni limite ha la sua pazienza. Beh sì. Il limite si sposta a seguito dei  conseguiti mutamenti. Il Nuovo Senso si impone. Simmetrico, appunto. E speculare. L’emisfero destro a dirimere e a ordinare il lato sinistro e viceversa…          

 

 

 

 

Viso e sorriso

 

Il ronzio della mosca nella stanza vuota nella vuota casa in un caldo meriggio d’estate. Una verità da non raccogliere. L’eccitante odore della polvere. Adolescenza smarrita. Il guizzo del ramarro. Parole sconnesse. Scommesse. Presagi. Un ansito. La fuga. La tavola imbandita. Il rifiuto. Un primo sintomo d’incapacità. Il felpato volo del barbagianni quando scende il buio. Il verso della civetta. Un piccolo conforto. È stata una carezza breve. La morte un brivido. Poi si torna. Tutto torna.

Già.