Una volta, tanto tempo fa, al mio patetico tentativo di dimostrare l’intrinseca imbecillità  degli status simbol  un tizio argutamente mi rispose: – Vedi, se adesso, davanti a questo bar, si fermasse una macchina e ne scendesse un tizio e appena sceso alzasse la gamba ed emettesse un sonoro peto, il giudizio e i commenti che ne scaturirebbero dipenderebbero dalla macchina, non dal gesto in sé. Se fosse una Fiat 850 (era tanto tempo fa) sarebbe subissato da “và via maiale!” Se fosse una fiammante Mercedes , molti, non tutti, la prenderebbero a ridere: ” che razza di originale eccentrico mattacchione”-  Ne convenni. Così andava (e va, alla grande) il mondo.  A dimostrare che tutto scorre(ggia) ma che resta tutto uguale ci pensa ancora una volta quel pover’uomo che la maggioranza degli italiani ha eletto a propria – (in)degna – paradigmatica rappresentanza: Berlusconi, ovvio.  Egli si comporta come quel capotavola che, per il solo fatto d’essere lui che paga il conto, credendo d’essere un simpatico spiritoso mattacchione, scorreggia allegramente, suscitando la compiacente ( e falsa) ilarità dei suoi servi commensali.  Li infesta delle sue puzze e loro ridono. Qualcuno ride perché sinceramente ( contento lui…) divertito, altri (la maggior parte) ridono per il tipico trascinamento al riso che il riso suscita. Qualche perplesso e imbarazzato resiste un poco e poi  si lascia andare. Alla fine tutti ridono. Anche quelli distratti, anche gli ultimi che ignoravano perché là in fondo si ridesse tanto. Ovvio che se qualcuno, indispettito e offeso, si alza e se ne va, passerà come un imbecille totalmente privo di sense of humor . Ed è altrettanto ovvio che sarà una risata ( quel tipo di risata) che ci seppellirà. Tutti.