Solo l’umana visione offuscata dal (leale) tradimento della parola e dal suo degno sottoprodotto, la presuntuosa ragione, e giù per li rami d’una faticata erezione, approdata ai limiti di un incolpevole inconsapevole fare, fino all’approdo di una immaginaria sapienza, forse coscienza, crudele genesi di tutti i mali a venire, solo quell’occhio presente d’assenza sgomenta di sé, sa vedere la dolente indolente bellezza della Natura. Costruisce disegni tra le stelle dei suoi desideri. S’inventa improbabili forme nei cieli dei suoi infiniti orizzonti. Deliziato od atterrito dai sogni cerca e trova riparo tra le nuvole sparse che il vento della sua mente magnanimamente concede. Fino a trovarsi, quasi persuaso, in un Senso. Placato il tormento. L’ingannatrice eterna consolazione della bellezza effimera della  Natura. Si ama sempre quello che è impossibile (forse, impassibile) all’odio. L’indifferenza della vile Natura non conosce innocenza.