Il discorso ricorrente mira ad un effetto.  Espediente retorico, ovvio. Dicono: « Ma voi credete che gli italiani siano una manica di imbecilli? Se ci  hanno affidato la guida del Paese e se continuano a premiarci con nuovo e rinnovato consenso una qualche ragione ci sarà. Se vi abbandonano è evidente che voi, per loro, non avete nessuna credibilità. Ed è questo il vostro peggior difetto: voi vi credete antropologicamente superiori e con un atteggiamento snobistico considerate la massa alla stregua di un gregge incolto… ecc. ».  E via così. L’effetto è quello della richiesta di un disarmo unilaterale. Implicitamente richiama al semplice tacere. Se, infatti, la maggioranza sta da una parte, quella parte non può che essere quella della ragione ed è ovvio che la minoranza sia in torto. Il fatto che a questa intimidazione-intimazione normalmente si risponda con imbarazzo che, no, che tutti siamo legittimati a… Balle. Le loro. Le nostre. D’altronde è sempre così. Chi detiene la maggioranza, in ragione di ciò non può non rivendicare la forza di questo semplice fatto. Chi sta in minoranza non può che contestare il… contesto in cui questo semplice fatto si verifica.  Non fosse che noi si vive in un paesano Paese in cui le Forme della Democrazia hanno da tempo preso discutibili scorciatoie.  Non fosse che in questo angolo del mondo la democrazia variamente intesa, ( e il suo Governo) è stata legittimamente (?) affidata da un Popolo Sovrano (?) al massimo detentore di potere economico + mediatico + culturale (latu sensu, s’intende). Col risultato di ottenerne, come si legge qui, una forma di democratica tirannia. Cosa non nuovissima. Un Caudillo osannato da un intero popolo con la non trascurabile variante d’essere  quello che tutti sappiamo è (+ + +). Un Caudillo scaltro ed astuto, pronto ad accogliere, a parole, tutte, ma veramente tutte, le istanze che nascono dai bisogni della gente. Declinandole alla costruzione di un consenso purchessia. Cavalcando ogni piccola o grande questione ( in specie quelle ad arte costruite dal clima infuso dalla sua diffusa cultura ) allo scopo di incrementare il facile consenso che ne conseguirà. Qualche piccolo significativo es_empio? All’indomani di un terremoto , alla solita comparsa di un qualche povero miserabile sciacallo, subito si propone l’incremento della detenzione per questo – certo ripugnante – reato.  In occasione della canonica “Festa della Liberazione” accoglie la palla al balzo per darsi la definitiva allure da statista riconoscendo le radici ecc. ecc. Si crede forse che a quel tizio interessi una mazza di quel che proclama? O non è invece, il suo,  il metodo più semplice per raccogliere – brevi manu -  il consenso del momento? Populista? Anche, ma piuttosto il Venditore (imbonitore ) perfetto. Quello è disponibile e disposto a smentire ( e lo fa, continuamente) l’appena detto semplicemente perché, come ogni buon venditore sa, quello che conta è il profitto che si ricava dal prodotto e il resto ( le idee, le opinioni, le convinzioni) è roba da lasciare agli ingenui perdenti inconcludenti di cui è pieno il mondo. Questo non è neanche pragmatismo. Questo è puro narcisistico delirio di potenza.

Già, ma allora gli italiani sono davvero una manica di imbecilli? In realtà i primi a pensarlo sono loro. È  lui che nei ristretti consessi ove si delineano le strategie del consenso, fin da quando lui era solo un semplice venditore, la prima raccomandazione è di rivolgersi al pubblico ( agli elettori, al popolo, poi ) come ci si rivolge ad un adolescente meravigliato, usando un linguaggio semplice semplice, un vocabolario ristretto, poche ma efficaci illuminazioni, un qualche facile obiettivo su cui addossare le varie colpe per i problemi che affliggono il Paese. La tecnica  si riassume in pochi ma opportuni imperativi: lusinga, illudi e… scarica merda.  Il Popolo, in effetti, la Massa come entità in sé, risponde a pochi primordiali stimoli relativi a poche primordiali pulsioni. In realtà credere che attraverso la Storia e la Memoria e alle Culture ad esse legate si possa davvero determinare una qualche ragionata elaborazione è pura illusione. In realtà quello che vince e si impone, di volta in volta,  è il solito ammuffito stantio e intramontabile conformismo. Maggioritario o minoritario esso sia. Se fossi un antropologo parlerei di tribù. Se fossi un etologo parlerei di branco. Sono un semplice cretino. Dunque taccio. E guardo e ascolto…  la pioggia che va