Post-risposta 25/09/2009

Ma no, Lori, non sono né tanto colto né tanto sapiente per arrivarci per queste strade alle mie conclusioni/in_clusioni “icono-logiche”. Trattasi di lapalissiano rimedio ad una mancanza ( ogni libera metafora associata è contemplata, ovviamente). Complicata ed elaborata attraverso la più ardita ( e ardente – o romanescamente ar dente – ) delle umane contorsioni. Anche mentali, ovvio. Una specie di complicazione autoconsolatoria. Privati di altri mezzi per dare un senso ( direbbe Vasco e adesso Bersani anche, a quello che un senso non ce l’ha) si cerca una via breve con gli strumenti ( sic!) dati per ovviare a un lacerante conflitto. Uno strano caso dove la parte attiva e quella passiva si identificano in un unico soggetto. Una specie di solipsismo associato a schizoide dissociazione. Una lacerazione : L’Essere la bocca o il cazzo? Ed è mai possibile individuare la sede del piacere in un rapporto tanto au pair – mutuo soccorso – quanto asimmetrico? Ci sta la forzata assenza della parola, è vero, in questa sofferta e faticosa origine che dalla parola e solo da quella trova principio. Contraddizione senza dizione. Solo una arbitraria didascalia a dare a intendere quello che ognuno poi a suo modo intenderebbe o intenderà. Non può mancare un senso di morte in tutto questo. Che altro interessa ai sedicenti vivi dotati di linguaggio se non il fondo scuro che sta alla fine del loro tribolato viaggio? È l’unica vera domanda dentro questo vero ed unico mistero. Se si risponde con una religione si esauriscono tutte le domande. Se ci si inventa una filosofia ci si distrae col rispondere alle domande con altre infinite domande, intricandosi sempre di più tra i rovi del pensiero. Un continuo perdersi che rincorre un continuo trovarsi. Coi mezzi dati. Dentro, verso, contro sé stessi. Incontro a un lento spegnimento. Un lavorio, una contrazione, un getto, un’accoglienza. Uno sfinimento. Una morte flessibile con un solo obbligatorio un po’ penoso rigor penis. Che la “disciplina” abbia a che fare col dubbio e che quell’organo sia, storicamente, il primo suscitatore di dubbi ( non parlo del cervello che è il secondo ) sembra acclarato. Il resto diventa conseguente e…

Mi fermo qui…

PS. Sia chiaro che relegando al genere maschile le Origini della Cosa non intendo escludere, anzi, il successivo apporto, specie nella nostra contemporaneità, di quello femminile. E di questo mi dolgo e mi dispiaccio moltissimo (lo dico per voi).